martedì 16 settembre 2008

FINI L'ANTIFASCISTA


Non vorrei essere noioso intervenendo su di un argomento oramai anacronistico e che, per le fonti da cui scaturisce, non ha contenuto politico; il Presidente della Camera Fini, sempre ed esclusivamente per sue ambizioni personali, ha detto l’ultima sul fascismo, invitando i giovani del movimento erede del Fronte della Gioventù, di cui lui è stato presidente nazionale, a riconoscersi nei valori dell’antifascismo. Non è possibile che si sia dimenticato da dove proviene e chi l’ha portato alla carica che ricopre ( il MSI e Giorgio Almirante in primis e tutti i giovani che si sono sacrificati anche con la vita nelle lotte giovanili del1970 quando era attivista e delfino di Almirante ) e quindi non può che ritenersi vergognoso ciò che ha detto. Io sono nato nel 1961 e quindi per motivi anagrafici non posso essere etichettato né come fascista né come antifascista; io so solamente di credere nella democrazia (anche se quella attuale non mi sembra una vera propria democrazia dopo l’abolizione delle preferenze per la scelta dei propri rappresentanti in Parlamento e l’obiettivo di far fuori i partiti più piccoli tentando di ricondurli per forza sotto due padroni, PDL e PD), senza per questo rifarmi agli ideali dell’antifascismo. il positivo ed il negativo è stato da entrambe le parti; io mi sono iscritto alla facoltà di Economia e Commercio nel 1979 ed ho studiato quasi esclusivamente leggi (per primo il Codice Civile e la Legge Bancaria), la maggior parte di esse tuttora in vigore, promulgate negli anni trenta e recanti la firma di Mussolini (basta prendere anche oggi un qualsiasi Codice Civile e vi si trova la firma di Mussolini e del guardasigilli Grandi), ho scoperto che i primi diritti dei lavoratori e delle donne lavoratrici sono stati riconosciuti sempre in quegli anni con la creazione dell’Inps, dell’ Inail e di quasi tutti gli Enti previdenziali ed assistenziali e che quindi il Fascismo non era poi stato il Male Assoluto come oggi solo Fini lo definisce. L’8 settembre del 1943 è stata una data nella quale gli Italiani si sono divisi credendo ciascuno di essere nella parte giusta nell’interesse del proprio Paese e quindi entrambi meritano rispetto (la feccia, come sempre, era presente in entrambe le parti; lo ha riconosciuto per primo Violante e molti scrittori di sinistra obiettivi lo iniziano a dire, vedi i libri di Pansa). Io non ho memoria storica di quel periodo anche perché nessuno in famiglia si è trovato nella possibilità di andare con la RSI o con i Partigiani (mio Padre per sei anni, 1943 compreso, era prigioniero nei campi di concentramento sovietici come ufficiale dell’esercito italiano regolare e quindi non è nemmeno stato posto in grado di scegliere; quando è tornato era già tutto finito con i buoni da una parte ed i cattivi dall’altra; anche in America i cattivi sono sempre e solo gli indiani solo perché sono stati sconfitti).
Le uniche persone, “dalla parte dei cattivi”, con le quali sono riuscito a parlare di quel periodo sono stati Aldo Chinea e Mario Castellacci e loro mi hanno raccontato episodi di una umanità incredibile da parte di entrambe le parti, anche se in clima di guerra civile. Non riesco a capire come possano rimanere in A.N. sia i c.d. Colonnelli (sicuramente per una questione di poltrone, che però andranno sempre diminuendo con la fusione nel PDL) e soprattutto i militanti che hanno sempre combattuto in prima linea per i propri ideali. Voglio finire con una battuta provocatoria; non sarebbe il caso di tornare indietro intestando Largo Mario Castellacci a qualcun altro, necessariamente antifascista, gradito a Fini? Del resto Mario Castellacci non ha fino all’ultimo rinnegato di avere scelto la via della Repubblica Sociale Italiana e ne è sempre stato orgoglioso, pur riconoscendone, da persona intelligente quale era, i limiti ed i difetti, e quindi può risultare inadeguato per questa intestazione toponomastica nel Comune di Todi dove il Sindaco è dello stesso partito politico di Fini.
Gianluca Alvi – Portavoce di Todi de La Destra

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